Spiegazione
della
Santa Messa
di Dom Prosper Guéranger O.S.B
Abate di Solesmes (1805-1875)



XXIII - COMMUNICANTES

La Chiesa militante non vuoi salire sola all'altare. Ha parlato a Dio del Vicario di Gesù Cristo sulla terra, del vescovo preposto al governo della diocesi, di tutti i cattolici. Ora menziona un'altra categoria di persone che non appartengono più alla Chiesa militante, bensì alla Chiesa trionfante. Considera, e a ragione, che quelli che godono già della gloria nella Chiesa trionfante non per questo sono separati da lei, ma, al contrario, le sono più intimamente uniti in una medesima ed unica Chiesa. Questa Chiesa, è vero, si divide in Chiesa trionfante, purgante e militante, ma tutte e tre sono una medesima ed unica Chiesa. Bisogna dunque presentarsi a Dio non solamente con i santi della terra, ma anche con i Santi del cielo, di conseguenza il sacerdote aggiunge: Communicantes, et memoriam venerantes..., "Sì, veneriamo quelli che nomineremo, ed onoriamo la loro memoria", perché sono giunti alla gloria e possiedono Dio per sempre. Noi siamo uniti a loro e con loro siamo in comunicazione diretta, formando una sola cosa con loro nel Sacrificio. E chi sono? In primis gloriosae semper Virginis Marìae, Genitricis Dei et Domini nostri Jesu Christi. "Innanzitutto", la Santissima Vergine ha il diritto di ricever un onore particolare, e la Chiesa non manca mai di tributarglielo, come esprime qui attraverso l'espressione in primis. "In primo luogo", dunque, dobbiamo parlare di Maria Santissima. Sì, di Maria che è stata ed è sempre Vergine: Vergine prima del parto, Vergine nel parto, Vergine dopo il parto. Inoltre è vera Madre di Dio, che è al tempo stesso Nostro Signore Gesù Cristo. Per tutti questi titoli ha ben diritto d'esser oggetto d'una special menzione. Sed et beatorum Apostolorum ac Martyrum tuorum... La Chiesa fa qui menzione degli Apostoli e dei Martiri di Cristo; ma non dice i nomi dei Martiri se non dopo aver elencato quelli degli Apostoli, che sono qui tutti nominati, ad eccezione di san Mattia, che sarà menzionato più avanti, nella seconda lista, dopo la Consacrazione.
Queste liste portano il nome di dìttici, perché anticamente erano scritte sopra cartoni separati, ornati d'avorio, che si piegavano in due. Ve n'erano diversi: sopra uno di essi erano scritti i nomi dei Santi dei quali si faceva una speciale menzione, su di un altro v'erano i nomi del Papa, del patriarca da cui si dipendeva, del vescovo della diocesi, ecc. Qualche volta se ne trovava aggiunto un terzo, quando nel primo non si faceva menzione del principe cattolico regnante nel paese né dei suoi figli. Infine, un altro dittico conteneva i nomi delle persone che avevano fondato quella Chiesa, l'avevano dotata o le avevano reso qualche altro servigio speciale. Nei dittici, dunque, si enumeravano tutti questi nomi, cosa che a volte risultava essere lunghissima. Se accadeva che alcune delle persone iscritte nei dittici incorreva nell'eresia, il suo nome si cancellava e vi era riammesso soltanto dopo la riconciliazione con la santa Chiesa. Questi usi finirono per cadere, poiché v'erano molte persone che volevano far valer i loro diritti per esser iscritti nei dittici, fatto che finiva per esser un peso. Si stabilì, dunque, di non ammettere che un certo numero di Santi e si determinarono le liste che abbiamo attualmente nel Messale; queste liste ricordano gli antichi dittici.
Nel Communicantes, come nel Confiteor, non si menziona san Giuseppe (13), perché la devozione a questo Santo benedetto era riservata agli ultimi tempi, ed anche perché nei primi secoli la Chiesa preferiva rendere gli onori del culto ai suoi Apostoli e ai suoi Martiri. Inoltre, una volta fissata la forma del Canone, la Chiesa non voleva che si toccasse né modificasse in nulla, neppure nei dettagli, una preghiera liturgica consacrata e stabilita fin dall'antichità cristiana; e, manifestando in questo come in tutto la sua prudenza, si è limitata ai Santi qui menzionati: sed et beatorum Apostolorum ac Martyrum tuorum.
Petri et Pauli. Il pensiero del sacerdote è di esser in unione con tutti questi Santi e di onorarne la memoria. Nomina insieme san Pietro e san Paolo, perché questi due Santi vengono ad essere come uno solo, appartenendo ambedue alla Chiesa romana, fondata grazie alle loro fatiche. Seguono gli altri Apostoli Andreae, Jacobi, Giacomo il maggiore, Joannis, Giovanni il prediletto, Thomee, Jacobi, Giacomo il minore, Philippo, Bartholomasi, Matthaei, Simonis et Thaddaei: Taddeo, detto anche Giuda.
Tutti i Santi fin qui nominati appartengono al Vangelo, ma la Chiesa appartiene a tutti i tempi e, per dimostrarcelo, ha creduto bene collocar accanto a quelli menzionati, che sono il fondamento della Chiesa, altri nomi che sono per essa ugualmente degni di stima e di venerazione. Perciò seguono immediatamente i tre papi: Lini, Cleti, Clementis. Lino, Cleto, Clemente erano stati ordinati tutti e tre da san Pietro; alla morte dell'Apostolo, dunque, a Roma v'erano tre vescovi. Pietro aveva designato Clemente per suo successore, ma questi seppe sottrarsi a tale carica, sebbene alla fine si vide obbligato ad accettarla. Víè chi crede che successe a san Lino, e che san Cleto fu il terzo sulla cattedra di Pietro.
Xysti, ecco ancora un papa: san Sisto II, colui che aveva per diacono san Lorenzo. È celeberrimo e fu decapitato nel cimitero di Pretestato. Porta anche il nome di san Sisto il cimitero di Callisto, dove si trova la cripta di santa Cecilia. Dopo Sisto viene Cornelio: Cornelii, il cui epitaffio è stato trovato nelle catacombe, dal cavaliere De Rossi; questo epitaffio era in due pezzi, uno portava scritto Core l'altro nelius.
Dopo questi Papi viene Cipriano, vescovo di Cartagine: Cypriani. È stato inserito nei dittici col suo amico san Cornelio papa.
Laurentii, è il gran diacono Lorenzo, che appartiene, come i precedenti, alla persecuzione di Valeriano. Quello che segue, Chrysogoni, appartiene alla persecuzione di Diocleziano. Quanto ai santi Joannis et Pauli, sono d'epoca più recente, perché patirono sotto Giuliano l'Apostata.
Infine, Cosmae et Damiani, ambedue medici, non erano romani, ma i loro corpi col passar del tempo furono trasportati a Roma. Subirono il martirio sotto Diocleziano. Questi due Santi chiudono la lista adottata dalla Chiesa in quest'orazione, che ha inizio con la parola Communicantes, senza che sia permesso aggiungerne alcun altro.
La santa Chiesa termina questa preghiera nominando tutti i Santi per i meriti dei quali si raccomanda a Dio: et omnium Sanctorum tuorum; quorum merìtis precibusque concedas, ut in omnibus protectionis tuae muniamur auxilio.
Così si conclude questa terza orazione che è, come le prime due, una preghiera di raccomandazione. All'inizio il sacerdote ha pregato per la santa Chiesa, per il Papa, per il vescovo, per i cattolici, e poi per coloro secondo le cui intenzioni si offre il santo Sacrificio. Ha quindi aggiunto le persone che l'interessano in modo speciale e per ultimo ricorda a Dio l'unione della Chiesa militante e della Chiesa trionfante, facendo udire sull'altare i nomi dei Santi. Queste tre orazioni, cioè il Te igitur, il Memento dei vivi e il Communicantes, formano un tutt'uno; perciò, alla fine di questa terza preghiera, il sacerdote, congiungendo le mani, aggiunge: Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen. Egli medesimo risponde Amen a voce bassa, e più non s'udrà la sua voce sino al Paternoster.

NOTE

13) II nome di san Giuseppe è stato inserito nel 1962 con il decreto De S. Ioseph nomine Canoni Messae inserendo del 13 novembre 1962. Cf. Acta Apostolicae Sedis LIV(1962), p. 873.


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La Santa Messa, Spiegazione delle preghiere e delle cerimonie della Santa Messa secondo alcune note raccolte dalle conferenze  di Dom Prosper Guéranger, Abate di Solesmes
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