Spiegazione
della
Santa Messa
di Dom Prosper Guéranger O.S.B
Abate di Solesmes (1805-1875)





XXIV - HANC IGITUR

Terminata l'orazione precedente, il sacerdote, tenendo le mani stese sulle cose offerte, cioè sull'ostia e sul calice, fa una nuova preghiera. Questo atteggiamento, che ha la sua origine nella legge antica, è degno d'essere notato. Quando si presentava al tempio una vittima che doveva esser offerta, il rito dell'imposizione delle mani aveva un duplice significato e una duplice efficacia. La vittima, mediante questa cerimonia, rimaneva per sempre esclusa dall'uso profano e consacrata al servizio e all'onore di Dio. Il Signore prendeva possesso dell'ostia, qualunque essa fosse. Ora la Chiesa, dopo aver già nell'Offertorio separato il pane e il vino dall'uso profano ed averli presentati a Dio, v'insiste ancora, adesso che si avvicina la Consacrazione. Il sacerdote aspetta con santa impazienza questo momento e, perché la sua oblazione sia favorevolmente accolta dinanzi al trono di Dio, stende le mani sul pane e sul vino e dice queste parole: Hanc igitur oblationem servitutis nostrae, sed et cunctaa familiaa tuae, quaesumus, Domine, ut placatus accipias: diesque nostros in tua pace disponas, atque ab aeterna damnatione nos eripi, et in electorum tuorumjubeas grege numerari. In tal modo, offrendo il santo Sacrificio della Messa, e specialmente in questo momento in cui designa la sua offerta, il sacerdote prega per se medesimo, per tutti coloro che sono presenti e per tutti coloro che gli sono uniti. Chiede che ci sia data la pace in questo mondo, che siamo liberati dall'inferno e che godiamo della gloria del cielo insieme con gli eletti.
In quest'orazione v'è una significativa aggiunta. Inizialmente, infatti, la santa Chiesa non aveva inserito le parole: diesque nostros in tua pace disponas. È stato il papa san Gregorio Magno ad aggiungerle durante l'assedio di Roma da parte dei Longobardi, allorché la città si trovava in estremo pericolo. La Chiesa ha creduto bene di continuar a domandare la pace anche per i tempi presenti, avendo cura di non sopprimere queste parole ispirate al santo Papa dallo Spirito Santo, che spesso, nelle circostanze gravi - secondo la testimonianza del suo segretario Giovanni - si rendeva visibile sotto forma di colomba, stando vicino alla testa di san Gregorio e dicendogli all'orecchio ciò che doveva dire o fare. Quest'orazione si con elude con: Per Christum Dominum nostrum, che il sacerdote dice ricongiungendo le mani, aggiungendo ancora a voce bassa: Amen.


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La Santa Messa, Spiegazione delle preghiere e delle cerimonie della Santa Messa secondo alcune note raccolte dalle conferenze  di Dom Prosper Guéranger, Abate di Solesmes
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