Spiegazione
della
Santa Messa
di Dom Prosper Guéranger O.S.B
Abate di Solesmes (1805-1875)



XXVI - CONSACRAZIONE DELL'OSTIA

Qui pridie quam pateretur. Queste parole furono aggiunte dal papa Alessandro I, sesto successore di san Pietro. Egli volle aggiungere queste parole per ricordare la Passione; per esser il Sacrificio della Messa il medesimo Sacrificio della croce; perché lo stesso Signore, che era stato immolato la sera nel Cenacolo, doveva esser immolato il giorno dopo sul Calvario.
Accepit panem in sanctas ac venerabiles manus suas. Il sacerdote prende nelle sue mani il pane ed alza gli occhi al cielo - et elevatis oculis in caelum -, facendo ciò che fece lo stesso Gesù Cristo.
Non ci dice il Vangelo che Gesù alzò gli occhi al cielo in quest'occasione, ma ce lo dice una tradizione così certa che la santa Chiesa si compiace di far notare questa circostanza.
Ad te Deum Patrem suum omnipotentem, tibi gratias agens. Questa è l'Eucaristia o "rendimento di grazie", e la Chiesa ha cura speciale di ricordarlo, e questo perché noi siamo sempre restii nel testimoniar a Dio la nostra gratitudine per i suoi innumerevoli benefici, mentre dovremmo aver sempre il ringraziamento nel cuore e sulle labbra.
Benedixit (dicendo questa parola il sacerdote fa il segno di croce sull'ostia), fregit deditque discipulis suis, dicens: Accipite, et manducate ex hoc omnes:
HOC EST ENIM CORPUS MEUM '
II sacerdote tiene allora l'ostia col pollice e l'indice di ambedue le mani, pronunzia a voce bassa, ma chiaramente e distintamente, le parole della consacrazione tenendo gli occhi sull'ostia che vuole consacrare. Pronunziate le parole della Consacrazione, il sacerdote, genuflettendo, adora l'Ostia santa. La rubrica dice statim: subito; non deve infatti passar alcun intervallo, perché il pane è sparito, non restando di esso altro che le specie, ossia l'apparenza, per lasciar il posto al Signore; perciò, è Dio stesso che il sacerdote adora. Fatta la sua adorazione, il sacerdote si alza ed eleva l'Ostia al di sopra del suo capo per farla veder al popolo, affinchè esso pure l'adori.
Un tempo non si elevava l'Ostia in questo punto della Messa, ma solamente prima di cominciar il Pater Noster. Nel secolo XI, Berengario, arcidiacono d'Angers, osò negare la presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucaristia, e ciò fece sì che s'introducesse nella Messa questa nuova estensione immediatamente dopo la Consacrazione, per muover il popolo all'adorazione.
Dopo aver elevato l'Ostia, il sacerdote la mette sul corporale e l'adora di nuovo. D'ora innanzi ogni volta che toccherà l'Ostia, il sacerdote farà una genuflessione prima e dopo; prima, perché sta per toccare con le sue mani il Signore, e dopo, per rendergli omaggio. Inoltre, non disgiungerà più i pollici e gli indici fin dopo l'abluzione delle dita, perché queste dita sono consacrate e solo con esse deve toccar il Signore. Così, durante l'ordinazione, il vescovo consacra prima di tutto queste dita con l'olio santo, che stende poi su tutta la mano; e se un sacerdote venisse a perder il dito indice, occorrerebbe un permesso speciale del Papa per toccar il Corpo del Signore con un altro dito.
Così si compie il grande mistero della transustanziazione, ossia la conversione d'una sostanza in un'altra, con le parole che il Signore disse ai suoi Apostoli: Hoc facite in mea commemorationem: "Fate questo in memoria di me" (Le 22,19), a patto però che il ministro sia un sacerdote legittimamente ordinato e che pronunzi le parole sacramentali su vero pane e su vino naturale, con l'intenzione di consacrare come fa la Chiesa. Se queste condizioni si compiono, Dio non è libero: il mistero deve operarsi necessariamente, poiché il Signore vi s'è obbligato.
La parola enim è utilizzata per legare la frase a ciò che immediatamente precede. Essa non si trova nei tre Vangeli che parlano dell'istituzione dell'Eucaristia e neppure in san Paolo (cf. 1Cor9,24). Però, Nostro Signore dovette adoperarla, perché giunse sino a noi la tradizione di san Pietro e degli Apostoli. Il sacerdote che omettesse l'enim commetterebbe un peccato, ma la Consacrazione avrebbe luogo. Se omettesse la parola meum, invece, non avverrebbe la Consacrazione, perché bisogna determinare qual è questo corpo che il sacerdote dice d'aver tra le sue mani.
Dopo queste prime parole della Consacrazione, il Corpo di Nostro Signore è sull'altare, ma poiché, dopo la Risurrezione, il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità del Salvatore non possono essere separati, Nostro Signore è vivo sull'altare come in cielo, ossia glorioso, come dopo la sua Ascensione.
L'ostensione del Corpo di Nostro Signore dopo la Consacrazione è d'istituzione relativamente moderna, com'è stato già detto. Le Chiese d'Oriente mantengono l'antico uso di elevare l'Ostia prima del Pater Noster, ma, per incoraggiare l'adorazione dei fedeli, fanno quest'elevazione con grande solennità: il sacerdote prende il Corpo e il Sangue del Signore e, voltandosi verso il popolo come all'Orate fratres, li presenta all'adorazione dell'assemblea.


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