Spiegazione
della
Santa Messa
di Dom Prosper Guéranger O.S.B
Abate di Solesmes (1805-1875)



XXVIII - UNDE ET MEMORES

Dopo aver adorato il prezioso Sangue ed averlo mostrato al popolo, il sacerdote allarga di nuovo le braccia e continua la sua orazione: Unde et memores, Domine, nos servi tui, sed et plebs tua sancta, ejusdem Christi Filii Domini nostri tam beatae passionis, nec non et ab inferis resurrectionis, sed et in caelos gloriosa ascensionis: offerimus praEclarae majestati tuae..., "Onde anche noi tuoi servi, o Signore, come pure il tuo santo popolo, ricordando la beata Passione del medesimo Cristo tuo Figlio, Nostro Signore, e certo anche la sua Risurrezione dagli inferi e la sua gloriosa Ascensione in cielo: offriamo all'eccelsa tua maestà...".
Il sacerdote dice nos, "noi", perché non si tratta qui solamente di se medesimo, ma di tutto il popolo fedele. Egli lo ricorda dinanzi a Dio Padre, e tutti uniti a lui fanno memoria della beata Passione, della Risurrezione e della gloriosa Ascensione del Salvatore. Già durante l'oblazione s'era fatto allusione a questi tre grandi misteri, ma la santa Chiesa non indulgeva su di essi come fa qui. Sa che Iddio ha fatto tutto per l'uomo, e non vuoi perdere nulla dei suoi benefici.
Offriamo qui qualcosa di grande, perché siamo in presenza del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo. Facciamo memoria della sua Passione, che è stata tanto benefica per noi. Anche ora è immolata la Vittima, ma v'è di più perché la Vittima che qui possediamo è Egli medesimo che è risuscitato. E anche questo non è tutto: celebriamo pure la sua gloriosa Ascensione al cielo. Sì, Colui che è sull'altare è il medesimo che è risuscitato dal sepolcro, ma è anche Colui che, salendo al cielo, s'è assise alla destra del Padre, accompagnato dai cori angelici che fanno risuonar i loro cantici: Attonite portas, prìncipes vestras, et elevamini, portae aeternaLes et introibit Rex glorìae, "Sollevate, porte, i vostri frontali, apritevi, porte antiche, ed entri il Re della gloria" (Sai 23,7).
Noi abbiamo, dunque, qui sull'altare Colui che ha sofferto, è risuscitato ed ora regna trionfante nei Cieli. Sì, noi facciamo memoria di tutti questi misteri e sono essi che ci donano una ferma confidenza e ci fanno dire in tutta sicurezza: offerimus praeclarae majestati tuae de tuis donis ac datis. Parliamo qui di offerte e tuttavia non abbiamo nulla da offrire. È vero che nulla abbiamo, però ti offriamo i tuoi stessi doni: de tuis donis. Non diciamo altro. "Questo pane e questo vino ce li hai dati Tu, Signore; si sono convertiti nel Corpo e nel Sangue del tuo Figlio, che ci hai ugualmente dato Tu tutto intero; da queste tue magnificenze, dunque, noi prendiamo l'offerta che ti presentiamo".
E quali sono le qualità di quest'offerta? È pura, santa ed immacolata. Orbene, sulla terra tutto è impuro, niente è santo, tutto è macchiato e sordido: come, dunque, il sacerdote osa dire ciò che abbiamo ascoltato? Ricordiamo qual è quest'offerta. È il medesimo Figlio di Dio, in cui si sono compiuti i grandi misteri della Passione, della Risurrezione e dell'Ascensione. Ecco ciò che da tanta fermezza e sicurezza alla santa Chiesa in questo momento. Come sposa, si rivolge alla gloriosa Trinità dicendole: "lo sono ricca perché posseggo i tuoi stessi beni; ricca perché posseggo Colui che ha fatto tutto ciò che ho qui ricordato, poiché Tu me l'hai dato, ma io te l'offro, e quest'offerta è degna di Te, perché è pura, santa e immacolata".
È tale la potenza di questo Sacrificio che Dio è obbligato a rimirare la nostra offerta: non può ricusarla. E questa forza e potenza derivano precisamente dal fatto che ci è stato dato il Figlio. Con Lui raggiungiamo i quattro fini del Sacrificio cristiano. In tal modo, inoltre, conquistiamo il cuore di Dio che non può far a meno di accettare la nostra, offerta e di dichiararsene soddisfatto. Nell'antica Legge, non era così; i sacrifici delle pecore e degli agnelli non potevano certamente agire su Dio allo stesso modo. Ne aveva Egli forse bisogno? Ma qui, sotto le deboli apparenze del pane e del vino, v'è qualcosa di grande che forza l'attenzione di Dio e l'obbliga a provarci che ha gradito ciò che gli abbiamo offerto. Così si comprende il furore di Satana che, con rabbia diabolica, fa tanti sforzi quanti gliene suggerisce la sua astuzia per distruggere la fede nella Presenza reale, cerca di rovesciare gli altari e di diminuire il numero dei sacerdoti perché il numero delle Messe offerte a Dio diminuisca.
Chi non si meraviglia considerando che colui che opera così grandi cose, colui ch'è rivestito di sì gran potere dinanzi a Dio, è un uomo peccatore? Se tal sacro ministero fosse riservato agli Angeli, questi spiriti puri che non possono essere contaminati dal peccato, ciò non sorprenderebbe affatto. Ma no, Dio ha scelto per questo sublime ministero un uomo peccatore. Senza dubbio quest'uomo dovrebbe tremare, ma si sente forte, avendo tra le mani il Figlio di Dio.
QuestíOstia pura, santa e senza macchia che il sacerdote offre a Dio è ancora Panem sanctum vitae aeternae, et Calicem salutis perpetuae. Ecco la parte sacramentale della Santa Eucaristia. Se quest'Ostia è sacrificio offerto a Dio, è anche il Sacramento destinato a nutrire le nostre anime, per dar ad esse la vita e la salute eterna.
In questa magnifica orazione, il sacerdote pronunziando le parole: Hostiam puram, hostiam sanctam, hostiam immaculatam, fa il segno di croce per tre volte sull'Ostia e sul calice al tempo stesso. Poi, dicendo: Panem sanctum vitae aeternae, lo fa sul pane; e dicendo: Calicem salutis perpetuae, lo fa sul calice. Ciò facendo, ha forse la pretesa di benedire Nostro Signore? No, certamente. Fino alla Consacrazione ha benedetto il pane, perché ha il diritto di farlo, dal momento che gli è stata conferita la potestà di benedire. Ma ora non ha più il pane tra le mani; il pane si è convertito già nell'Autore di ogni benedizione, che sta riposando sull'altare. Se il sacerdote fa dunque il segno di croce è per mostrarci che questo sacrificio è il Sacrificio della croce, Sacrificio veramente puro, santo ed immacolato. Segna l'Ostia a parte, per dirci che in essa vi è il Corpo di Cristo che fu crocifisso e poi segna il calice, per mostrarci che contiene veramente il Sangue che Cristo versò sulla croce. Sicché, a partire dal momento della Consacrazione, dobbiamo considerare che i segni di croce che la Chiesa comanda di far al sacerdote non sono già segni di benedizione fatti sopra Nostro Signore, ma indicano e ricordano il Sacrificio della croce.


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La Santa Messa, Spiegazione delle preghiere e delle cerimonie della Santa Messa secondo alcune note raccolte dalle conferenze  di Dom Prosper Guéranger, Abate di Solesmes
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