Spiegazione
della
Santa Messa
di Dom Prosper Guéranger O.S.B
Abate di Solesmes (1805-1875)



XXIX - SUPRA QUAE PROPITIO

II sacerdote allarga di nuovo le braccia e prosegue la grande preghiera, dicendo: Supra quae propitio ac sereno vultu respicere digneris. "Sì, Signore, nonostante la tua somma santità, la tua somma potenza, tu che sei l'Essere per eccellenza, degnati di volger uno sguardo di bontà e di misericordia su questo esilio terreno e degnati di accettare ciò che ti offriamo": Supra quae respicere digneris.
Et accepta habere. Fino al pontificato di san Leone quest'orazione terminava in modo diverso. Si sottintendeva illa, "quelle cose", per concludere la frase. San Leone, credendo che si potesse completar in modo più determinato e preciso, aggiunse alla fine dell'orazione le parole: sanctum sacrificium, immaculatam hostiam. Questo è dunque il senso completo della frase: et accepta habere sanctum sacrificium, immaculatam hostiam. Il resto della frase che oggi abbiamo forma una specie di parentesi: sicuti accepta habere dignatus es munera pueri tui justi Abel..., "Ricevi dunque questo sacrificio, o Signore - dice il sacerdote -, come ti sei degnato di gradire le offerte del tuo servo, il giusto Abele". Così, Signore, hai accettato le offerte di Abele, benché fossero infinitamente inferiori a quelle che noi possiamo presentarti, poiché non è possibile stabilire un confronto tra questi due sacrifici; e con tutto ciò, per quanto infime fossero le offerte di Abele, tu le hai accettate.
Ma non è tutto. Un tempo vi fu un altro sacrificio assai gradito a Dio: et sacrificium patriarchae nostri Abrahae, il sacrificio di Abramo. Il primo sacrificio, quello di Abele, è un sacrificio cruento; quest'ultimo è incruento: è il sacrificio del padre che acconsente ad immolar il figlio suo, domandatogli da Dio. Il Signore dice: «Prendi il tuo figlio e va' ad offrirmelo in olocausto sul monte che io ti mostrerò» (Gn 22,2). E Abramo ubbidisce e parte col figlio. Tutto consiste qui nella rassegnazione del grande Patriarca; il suo sacrificio è tutto spirituale, perché Dio, contento della sua obbedienza, gli comanda di risparmiar il figlio e di sparger il sangue d'un ariete. Invece d'Isacco offre come vittima un ariete. Abele ed Abramo sì trovano riuniti nel Sacrificio di Gesù Cristo che sacrificò il suo onore e la sua vita, offrendosi al Padre suo con la più completa adesione ed immolandosi veramente, poiché il suo Corpo si separò dal suo Sangue. È dunque molto pertinente rievocar insieme il sacrificio d'Abele e quello di Abramo. Anche se il sacrificio fondamentale è il primo, tuttavia il sacrificio di Abramo fu tanto gradito a Dio da rendere questo Patriarca degno di divenire l'antenato di Cristo, il quale ha nelle sue vene il sangue del Padre dei credenti.
Ma il sacerdote aggiunge alcune parole che provano l'esistenza d'un terzo sacrificio: et quod tibi obtulit summus sacerdos tuus Melchisedech. Questo terzo sacrificio è tutto misterioso: è stato offerto dal gran sacerdote Melchisedech, personaggio misterioso. Dio gradì questo sacrificio e possiamo ricordare ciò che disse al suo Figlio nel salmo 109: Tu es sacerdos in asternum secundum ordinem Melchisedech. "Quando vuoi onorar il tuo Figlio, Signore, gli dici che è sacerdote secondo l'ordine di Melchisedech; questo prova che il sacrificio di questo personaggio misterioso ti è stato gradito".
Nel Sacrificio della Messa, abbiamo insieme il sacrificio di Abele, quello di Abramo e quello di Melchisedech: il sacrificio di Abele, che rappresenta il Sacrificio della croce, con il quale la Messa costituisce un unico Sacrificio; il sacrificio di Abramo, in cui l'immolazione non è cruenta, come avviene nel Sacrificio della Messa; infine il sacrificio di Melchisedech, che rappresenta il Sacrificio della Messa, in cui il pane e il vino sono presenti sull'altare. Dopo la consacrazione, del pane e del vino non restano più che le specie o apparenze, le quali servono a nascondere la Vittima.


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La Santa Messa, Spiegazione delle preghiere e delle cerimonie della Santa Messa secondo alcune note raccolte dalle conferenze  di Dom Prosper Guéranger, Abate di Solesmes
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