Spiegazione
della
Santa Messa
di Dom Prosper Guéranger O.S.B
Abate di Solesmes (1805-1875)



XXXI - MEMENTO DEI DEFUNTI

Oltre alla Chiesa trionfante e a quella militante, esiste anche un'altra regione in questo gran Corpo, ed è la Chiesa purgante. Sì, Dio ci ha dato il potere d'intercedere per essa, per venirle in aiuto e farle del bene; così si offre il santo Sacrificio secondo l'intenzione dei suoi membri, e la Chiesa, piena di materna sollecitudine, vuole che in tutte le Messe che si celebrano si faccia menzione dei suoi figli che soffrono ancora nel luogo d'espiazione, onde procurar loro un nuovo sollievo. È articolo di fede credere nell'efficacia del Sacrificio per il sollievo delle anime del Purgatorio, dottrina che ci è stata trasmessa dalla Tradizione. Sin dalla fine del II secolo, Tertulliano parla della preghiera per i defunti. Un tempo vi era un dittico esclusivamente destinato a contener i nomi dei defunti dei quali si voleva far una speciale memoria, come ad esempio quello dei benefattori.
Il sacerdote si rivolge dunque a Dio in favore di questi membri che soffrono: Memento etiam, Domine, famulorum famularumque tuarum N. et N., qui nos prsecesserunt cum signo fidei, et dormiunt in somno pacis. Si afferma qui che intercediamo per coloro che ci hanno preceduto col segno della fede. E che cosa intende la santa Madre Chiesa per "segno della fede"? S'intende il segno del battesimo e quello della cresima, che completano il cristiano. Già il battesimo da sé solo ci da il segno della fede, poiché in esso si vien segnati con la croce cosicché, quando si porta in chiesa il corpo d'un defunto, il sacerdote pronunzia su di esso questa preghiera: Non intres in judicium cum servo tuo, Domine, [...] qui, dum viveret, insignitus est signaculo sanctse Trinitatis: "II tuo servo è stato segnato col segno della fede - signum fidei, segno della Trinità -, merita, o Signore, d'essere preso in considerazione e di non essere giudicato troppo severamente". La parola della santa Chiesa signum fidei, ci prova, ancora una volta, che noi non possiamo pregare per gl'infedeli, come abbiamo notato nel memento dei vivi, poiché essi non sono nella Comunione della Chiesa.
Et dormiunt in somno pacis. Con queste parole la Chiesa vuole farci notare com'essa consideri la morte del cristiano: è un sonno -essa dice - perché coloro dei quali parliamo dormono: dormiunt, e per questo s'è dato il nome di cimiteri, parola che significa "dormitorio", ai luoghi utilizzati per dar sepoltura ai morti. Dormono e dormono un sonno di pace: in somno pacis. La santa Chiesa s'esprime così perché coloro per i quali prega sono morti in pace con lei e dando prove della loro filiale sottomissione alle sue decisioni; sono morti in Gesù Cristo, nel bacio del Signore ed, anche qualora fossero in Purgatorio, si può dire di loro che dormono il sonno della pace, perché sono stati salvati in Gesù Cristo che porta seco la pace.
Nelle catacombe si trovano spesso le parole in pace, incise sulle pietre sepolcrali; era questa l'espressione di cui si servivano i primi cristiani parlando della morte. Così pur nell'Ufficio dei Martiri cantiamo: Corpora sanctorum in pace sepulta sunt. Quest'Ufficio antichissimo ci ricorda il linguaggio delle catacombe: in pace. La santa Chiesa conserva questo ricordo nel momento in cui prega per i morti, ponendo sulla bocca del sacerdote le parole: dormiunt in somno pacis.
La rubrica prescrive al sacerdote di congiungere le mani prima di terminare questa prima parte dell'orazione. È allora che egli prega per i defunti che vuoi raccomandar in modo particolare. Dopo averlo fatto, allarga di nuovo le mani e prosegue la sua preghiera, dicendo: Ipsis, Domine, et omnibus in Christo quiescentibus. Vediamo in tal modo che ciascuna Messa è proficua per tutte le anime del Purgatorio. Locum refrigerii, lucis et pacis, ut indulgeas, deprecamur. Osserviamo bene ciascuna delle tre petizioni avanzate qui dalla Chiesa: refrigerio, luce, pace. Che cos'è dunque il Purgatorio? È un luogo dove le anime sentono crudelmente gli ardori del fuoco e, di conseguenza, hanno necessità di sollievo. È inoltre un luogo dove non v'è luce, poiché la Chiesa reclama per quelle anime locum lucis; niente, dunque, viene a distrarle dalle loro sofferenze in questo luogo di espiazione. È, infine, un luogo in cui regna la più continua agitazione, perché le anime colà trattenute non possono ancora ricongiungersi a Dio verso il quale si sentono spinte; luogo di turbamento, cagionato dalla disgrazia di vedersi sommerse nella tristezza e nel dolore: è la mancanza della pace. È, in una parola, un luogo del tutto contrario a quello in cui regnano refrigerium, lux et pax. Queste tre espressioni sono della più alta importanza, poiché ci fanno conoscere che quando noi preghiamo per i defunti, giunge ad essi il nostro soccorso come refrigerio, luce e pace.
Il sacerdote termina la sua orazione con la consueta conclusione: Pereundem Christum Dominum nostrum. Amen. Nella rubrica è prescritto di terminarla chinando il capo, cerimonia che non è prevista alla fine delle altre orazioni. È come un'istanza maggiore: in questo momento s'illumina il Purgatorio, perché la preghiera offerta per le anime lì trattenute non è mai inutile. Sembra che la prigione s'apra per lasciare penetrar in essa rugiada, luce e pace, e questo triplice soccorso si concede alle anime nella misura in cui la giustizia di Dio lo reputa conveniente. E questo perché la Chiesa non prega per i defunti se non attraverso il suffragio, non avendo più su di essi i diritti che ha sopra i suoi membri viventi in questo mondo. Ma noi sappiamo anche che le sue preghiere sono sempre di salutare effetto per le anime del Purgatorio, e che Dio non lascia mai senza efficacia alcuna delle preghiere che gli sono rivolte.


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